PAULOWNIA

PAULOWNIA

Paulownia: la pianta ecosostenibile anti-smog che abbatte l’anidride carbonica

In occasione dell’emergenza inquinamento nelle principali città italiane, tra cui Padova, alcune associazioni ambientaliste e Coldiretti hanno messo in luce l’importanza di una coltivazione da selvicoltura emergente: quella della paulownia.

Ribattezzata come “pianta anti-smog”, la paulownia tomentosa, questo il suo nome scientifico, sarebbe in grado di ripulire l’aria malata.

La paulownia è un albero deciduo o crescita molto rapida originario della Cina e del Giappone; gli esemplari adulti possono raggiungere i 15-20 metri di altezza. Ha corteccia grigia, liscia; il legno è chiaro, molto leggero ma resistente. La chioma è ampia, tondeggiante, molto ramificata. Le foglie sono molto grandi, cuoriformi, verde scuro. In primavera produce numerosissimi fiori a forma di tromba, di colore lilla, grandi 4-6 cm, che compaiono prima delle foglie; dopo la fioritura produce grappoli di grossi baccelli legnosi, che contengono moltissimi piccoli semi. In pochi anni raggiunge i 5-6 m di altezza; va potata vigorosamente dopo la fioritura per una crescita più armonica e uno sviluppo più compatto della densa chioma. Queste piante vanno poste a dimora in luoghi dove possono avere uno spazio adeguato per svilupparsi; le paulownie vengono coltivate in molti luoghi, compresa l’Italia, per sfruttarne il legno.

La Paulownia tomentosa è un albero originario della Cina, appartenente alla famiglia delle Scrophulariaceae. Comprende 17 specie e si adatta in particolare a climi temperati-caldi o addirittura tropicali. Alcune specie sono caratterizzate da una crescita molto veloce (anche 5 metri in un anno) e possono così arrivare anche a 15 metri in soli tre anni dalla messa a dimora. Una volta giunti a quella dimensione la crescita si arresta definitivamente.

Nonostante la veloce crescita iniziale si rivelano però anche piuttosto longevi: in condizioni adatte riescono a superare il secolo di vita.

Le proprietà anti-inquinamento della paulownia

Si stima che ogni ettaro di paulownia è in grado di assorbire dalle 28 alle 32 tonnellate di anidride carbonica all’anno.Ogni pianta consuma dai 32 ai 36 chilogrammi di CO2 ogni 12 mesi.

Va, inoltre, precisato che, una volta tagliata, la pianta “ricaccia” dalle radici, riprendendo a crescere sino ad arrivare anche a 5-6 cicli senza ricorso a trattamenti chimici.

Può essere stimolo a creazione di una rete d’impresa per i  produttori di paulownia come il Legno di filiera oppure produzione di Miele.

Sicuramente la sua qualità migliore è la abbattimento della Co2 fin dai primi mesi di vita.

Super-piante per un maggiore assorbimento

Dal dipartimento di Agricoltura dell’University of Illinois potrebbe arrivare una soluzione: piante geneticamente modificate in grado di immagazzinare ed elaborare maggiori quantità di CO2. Merito dell’enzima in grado di catturare l’anidride carbonica nel processo di fotosintesi, il rubisco. Attualmente, sono stati compiuti esperimenti sulle piante di tabacco: gli esemplari con il rubisco potenziato hanno incrementato del 40% la propria attività fotosintetica.
Non si conoscono ancora gli effetti che tale manipolazione potrebbe avere su piante ad alto fusto quali gli alberi, cioè la biomassa vegetale che più assorbe le emissioni, ma questi primi risultati aprono nuovi scenari interessanti non solo per la lotta ai cambiamenti climatici, ma anche per la produzione agricola globale. Una pianta che foto-sintetizza di più è una pianta che produce di più.
Si calcola che per avere le prime applicazioni commerciali di queste “super-piante” occorrerà circa un decennio.

Storia e caratteristiche eco-sostenibili della pianta

La paulownmia che, ricordiamo, non richiede trattamenti fitosanitari, arriva in Europa agli inizi del 1800, importata dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali e il suo nome è dedicato alla Granduchessa Anna Paulowna Romanov, figlia dello Zar Paolo I di Russia e moglie del re Guglielmo II dei Paesi Bassi.Considerata un albero sacro in Giappone, la sua sagoma veniva disegnata, nell’antichità, sugli abiti degli imperatori, tanto da essere considerata la seconda immagine più importante del Paese, dopo il crisantemo.

Ai giorni nostri, la tradizione giapponese vuole che, quando nasce una bimba, i suoi genitori piantino un albero di paulownia, da cui ricavare, in seguito, una cassa in custodire i doni per le nozze della fanciulla.

Parliamo di un albero caducifoglio che può raggiungere i 20 metri d’altezza, col tronco dritto. La paulownia tomentosa ha:

  • foglie a cuore, di grandi dimensioni, con un sottile strato di peluria
  • fiori grandi e appariscenti viola a forma di campanella
Paulownia pro e contro: una coltivazione di paulownia in fiore è anche molto bella a vedersi oltre che attraente per le api e altri insetti impollinatori

Oltre ad essere una magnifica pianta ornamentale:

  • produce un legno leggerissimo, di straordinaria stabilità dimensionale, di color chiaro, tendente al bianco-giallino, ideale per la produzione di mobili, arnie, arredi per navi ed abitazioni, stoviglie ecologiche in alternativa alla plastica. Il legno in questione, di categoria A, ha grandi proprietà fonoassorbenti, di isolamento termico, elettrico e igroscopico
  • è dotata di radici che si sviluppano tra 40/80 cm di profondità, garantendo la massima tenuta anche dei terreni più franosi e soggetti a smottamenti
  • presenta fiori dall’aroma gradevole che producono un polline molto gradito alle api. Possono produrne fino a 5 quintali per ettaro con beneficio di tali insetti che si trovano in un ambiente non contaminato
  • cresce ad una velocità impressionante
  • si adatta ai terreni più ostili ed inquinati
  • è ideale per giardini, parchi pubblici, arricchimento delle aree marginali.

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