Fotovoltaico e Agricoltura: idee innovative per una convivenza strategica

  • Guido 
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Fotovoltaico e Agricoltura. Possono convivere?

I tetti fotovoltaici non bastano, occorrono sfruttare le superfici agricole per entrambe le produzioni

Recentemente la politica si è di nuova espressa su un tema scottante sin dalle prime installazioni di fotovoltaico in Conto Energia, il fotovoltaico a terra. In sostanza, la politica non ha le idee chiare sulla convivenza di agricoltura e fotovoltaico.

“Credo che si debba abbandonare il percorso del fotovoltaico a terra che incide troppo sulla produzione agricola

È quello che ha detto l’ex ministro Patuanelli ha detto durante un recente convegno organizzato da Legambiente. Continuando dice: “Attraverso il Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, ndr), si stanno studiando soluzioni per gli impianti fotovoltaici sospesi, al di sotto dei quali è possibile coltivare alcune colture che traggano anche beneficio dall’ombra portata dagli impianti. Ma è una tecnologia ancora molto onerosa e che bisogna sviluppare”.

Tra criticità e opportunità: fotovoltaico e agricoltura.

Tale orientamento potrebbe sembrare una contraddizione con la necessità di rafforzare il Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec). Eppure, tra criticità e opportunità sono molteplici gli esempi di serre fotovoltaiche con risultati eccellenti come nel caso di Tenergie in Francia con circa 3,1 GWh di energia prodotta (consumo 700 famiglie per intenderci) e 4 tonnellate per ettaro di asparagi, serra di 33.000 m² con prospettive di resa agricola di circa 9 tonnellate per ettaro nel 2022).

Senza considerare che gli studi illuminotecnici sulla capacità filtrante e diffondente del policarbonato, favoriscono una maggiore uniformità della luce sul terreno, oltre a una ventilazione controllata per un microclima perfetto per le coltivazioni. In più, c’è da considerare le coperture degli stabilimenti di trasformazione dei prodotti agricoli, che sono superfici notevoli e talvolta ancora inutilizzate.

Le stime di Legambiente, Greenpeace, Italia Solare e WWF

Purtroppo secondo le stime di Legambiente, Greenpeace, Italia Solare e Wwf, per raggiungere gli obiettivi di sviluppo del fotovoltaico dell’Italia servono 80 GW di installazioni: almeno il 30% circa da realizzare su tetti e terreni industriali o contaminati; la parte restante su 50-70.000 ettari di terreni agricoli, che rappresentano solamente lo 0,4-0,6% della superficie agricola utile (SAU) italiana. Infatti, secondo Legambiente per il raggiungimento degli obiettivi climatici è giusto intervenire con il fotovoltaico a terra e bisogna iniziare a pensare soluzioni innovative che garantiscano sulla stessa superficie la produzione sia agricola che elettrica.

Il caso innovativo dell’azienda energetica tedesca Steag: fotovoltaico e uliveti in Puglia

Tra le soluzioni innovative che garantiscano sulla stessa superficie la produzione sia agricola che elettrica, abbiamo il caso dell’azienda energetica tedesca Steag che vuole costruire tre impianti fotovoltaici per un totale di 244 MW in diversi uliveti della Puglia. Si tratta di progetti agrovoltaici non incentivati che mirano a vendere elettricità attraverso accordi privati di compravendita, i cosiddetti “Power purchase agreement” (PPA). La distanza tra i filari dell’uliveto e l’impianto fotovoltaico è stata concepita sia per evitare l’ombra che per consentire il passaggio dei macchinari necessari per la coltivazione degli ulivi.

La verità qual’è? Fotovoltaico e agricoltura possono convivere?

Lo stesso concetto è stato espresso dalle maggiori associazioni imprenditoriali di settore. Perchè 35 GW di fotovoltaico a terra impiegherebbero solo 0,3% di superficie agricola totale oppure soltanto 1,4% di superficie agricola non utilizzata. Ovviamente con numeri al ribasso, ma comunque danno un’idea chiara della situazione reale.

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La verità sta nel mezzo e bisogna abbandonare le fakenews. Occorre una “vision strategica” dei due settori unanime. La buona agricoltura (biologica e senza fitofarmaci) e l‘energia green devono essere viste insieme. L’eolico e il fotovoltaico devono poter convivere e bisogna prevenire le speculazioni, con il rispetto delle normative adeguate e uniformi per la difesa dei luoghi e una installazione degli impianti corretta e trasparente.

Tetti e coperture non bastano, ma sono superfici che devono essere utilizzate con una certa priorità, per il raggiungimento degli obiettivi. Se si vogliono evitare la crisi climatica e il depauperamento ambientale ed economico delle campagne nei decenni a venire, si deve poterne utilizzarne adesso l’1-2% per grandi impianti a energie rinnovabili. Così come negli impianti a biogas, piu’ volte al centro di discussioni o dispute legali tra imprenditori ed enti locali. Occorre un impianto normativo solido, con poche interpretazioni, e ripeto una visione strategica unitaria.

fonte: Qualeenergia.it

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